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Museo Civico Archeologico
Trebula Mutuesca

DESCRIZIONE DEL MUSEO

Il Museo Civico Archeologico Trebula Mutuesca, sito nel piano interrato del Palazzo Comunale di Monteleone Sabino, vuole ripercorrere la storia dell'insediamento di Trebula Mutuesca, dal santuario esistente in epoca pre-romana (IV-III sec. a.C.) alla nascita ed allo sviluppo del centro abitato, fino all'abbandono in età altomedioevale, con la persistenza in loco del culto della martire VITTORIA.
Un grande leone funerario, in calcare bianco, risalente al I secolo d.C., accoglie i visitatori, che possono ammirare anche una serie di rilievi in pietra, alcune statue onorarie e molte epigrafi latine, che testimoniano il periodo romano della città, citata da Plinio il Vecchio (Nat.Hist. III,12) Strabone (V, 3 1) e Virgilio (Aen. VII, 711) che la definisce produttrice di olio, attività ancora oggi molto fiorente in zona.
Il materiale archeologico esposto nel Museo Civico Archeologico di Monteleone Sabino è stato rinvenuto interamente nell'ambito del territorio comunale e proviene in gran parte dagli scavi effettuati nel 1958 e nel 1980 sul sito della città romana.
Nelle vetrine, accanto ad una cospicua raccolta di ceramiche, soprattutto a vernice nera e di “uso comune”, spiccano molti ex voto, sia anatomici (teste, arti, una statua di bambino) che animali (buoi, cavalli).
Testa votiva maschile in terracotta, che conserva tracce di scialbatura e di colore rosso. Ha un velo emisferico appiattito posteriormente, la capigliatura è resa a piccole ciocche sottolineate da sottili e fitte incisioni. La bocca è piccola, gli occhi piccoli e ravvicinati, le orecchie ben disegnate; naso piccolo e sporgente.
Piccola brocca (oinochoe = brocca da vino fornita di becco per una mescita più scrupolosa). Corpo ovoide, fondo a disco sagomato, ansa vertiale. Impasto d'argilla rossatro, ricco di inclusi.
Piccola olpe a vernice nera, corpo piriforme, spalla alta, orlo estroflesso arrotondato, ansa verticale sormontante a bastoncello, piede ad anello sagomato. Argilla depurata crema, vernice nera densa, con impronta rossa per difetto (ossidazione) durante la cottura.
La forma è simile alla tipologia Morel 5262, probabilmente di produzione etrusco-meridionale.
Molti pezzi di scultura e alcune epigrafi sono stati reimpiegati nella Chiesa romanica di Santa Vittoria o sono stati rinvenuti casualmente nel corso dei lavori edili.

LINEAMENTI STORICI di TREBULA MUTUESCA

L'abitato di Trebula Mutuesca è ricordato dalle fonti antiche come uno dei maggiori centri sabini, rinominato principalmente per la sua produzione olearia. Allo stato attuale le testimonianze archeologiche più antiche risalgono al IV sec. a.C., quando nei pressi dell'attuale chiesa di S. Vittoria si attestò un culto di una divinità salutare identificata, fino ad ora, con la dea Feronia.
Dopo la conquista romana (290 a.C.) il piccolo centro (vicus) si svilupperà soltanto a partire dal II sec. a.C.; dopo la guerra sociale (90-88 a.C.) l'abitato diviene municipium come testimoniano le evidenze epigrafiche. Durante il I sec. d.C. vengono realizzate opere architettoniche a carattere pubblico, ma una vera e propria monumentalizzazione del centro avverrà solo nella prima metà del II sec. d.C., ad opera soprattutto della potente famiglia dei Bruttii Praesentes, imparentata con la famiglia imperiale, che ebbe in Laberia Crispina l'esponente più munifico.
Lucio Mummio, vincitore di Corinto, donò alla città di Trebula Mutuesca le statue riportate dalla Macedonia come preda bellica. Egli fu un eminente uomo politico della Roma del suo tempo e fu uno degli illustri magistrati, ricordati dai monumenti epigrafici cui Trebula Mutuesca diede i natali.
La sua fama è legata soprattutto al fatto che con la sua vittoria sulla città di Corinto che si era ribellata a Roma, mise fine alla guerra della lega Achea.
In epoca tardo antica Trebula iniziò un periodo di decadenza che la portò ad uno spopolamento, che si completò con il trasferimento della popolazione verso siti più difendibili.
Le prime indagini scientifiche, condotte da A. La Regina coadiuvato da F.Coarelli, M.Torelli e F.Zevi, furono effettuate alla fine degli anni '50. Si individuò l'anfiteatro, un impianto termale e venne portato, parzialmente, in luce il deposito votivo presso Santa Vittoria.
All'inizio degli anni '80 fu ampliato, a cura di P. Santoro, lo scavo del deposito votivo e fu esplorata, da A. Reggiani, la piccola catacomba sotto la chiesa romanica.


Direttore del Museo prof. Federico Tron
Le citazioni di Trebula Mutuesca nelle fonti classiche ci consentono di delineare un quadro abbastanza esauriente sulla vita e sulla società dell’antico centro sabino, ormai romanizzato.
     Sia Strabone, sia Dionigi D’Alicarnasso, sia Plinio il Vecchio menzionano l’abitato. Secondo una citazione del Liber coloniarum il territorio di Trebula Mutuesca sarebbe stato assegno in età augustea con l'ager di Cures Sabini.
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Testi ed immagini tratte dai quaderni del Museo.